Non solo un libro, ma "Sempre d'amore si tratta"

RECENSIONE:


“SEMPRE D’AMORE SI TRATTA”
Autrice: Susanna Casciani
Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: 13, 60
Codice ISBN: 9788804675495


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“Per scuotere un cuore che ha sofferto ci vuole il doppio dell’amore che ha perso.”


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TRAMA:

“Bisogna prendersi cura dei doni, come se fossero dei piccoli fiori selvatici: sbocciano senza il nostro aiuto, ma dobbiamo fare attenzione a non calpestarli, a non maltrattarli”

La piccola Livia è una bambina che ha un sogno: scrivere, perché nelle sue vene al posto del sangue le pare che scorrano parole. Però questo sogno fa a pugni con la realtà con la quale le tocca scontrarsi ogni giorno: la depressione della madre. Un male che uccide lentamente non solo chi ne è vittima in prima persona ma anche chiunque incontri certi occhi tristi. Ed è quello che succede a Livia, a suo padre Edoardo, a nonna Rosa e agli personaggi che ruotano attorno alla vita di questa piccola dolce bimba. Livia viene raccontata dai mille sguardi che hanno il piacere di incontrarla, amarla e viverla, per sempre, oppure in un istante. La piccola Livia viene descritta da chi le ha accarezzato, la testa, le mani e il cuore, e diventa grande. Anche se le stelle non le danno ascolto, e continuano a farsi gli affari propri su nel cielo. Fino a che la farfalla con un ala di seta e una di piombo, decide di….
Potrebbe continuare a sorridere? Sdraiarsi fra le macerie e guardare il cielo?
Non c’è solo Livia in questa grande storia, c’ è molto altro, forse di più.

L’AUTORE 

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Per Susanna non basta. Non basta la semplice descrizione sul retro interno di un libro. Serve molto altro, come per ogni personaggio descritto in questa storia che voglio recensirvi. Serve tempo, pazienza, qualche lacrima e mille sorrisi malinconici per raccontarla. Susanna Casciani conta più di duecentomila follower sul web, sulla sua pagina “Meglio soffrire che mettere in ripostiglio il cuore” che dà anche il nome al suo libro d’esordio. Nasce a Firenze nel 1985, e da quello che si evince pare le siano piaciuti molto gli anni ’90, così come il mare e Viareggio. Susanna è la portavoce di una generazione che non si arrende, di una generazione che ha ideali solidi e sogni di carta che non sempre riesce a far volare. Però si sente libera. Dico questo perché ho avuto l’onore di abbracciarla forte, alla prima presentazione del suo secondo libro, e la cosa che mi ha colpito di lei, è che è esattamente la stessa persona che conosciamo attraverso il mondo che ci racconta nelle sue parole, e nelle sue fotografie fugaci. Susanna sorride. E da questo suo sorriso traspare non solo l’eleganza di una donna che ha vissuto respirando a pieni polmoni, ma anche la dolcissima emozione di una bimba che si affaccia la finestra e vede i papaveri in fiore, la neve, l’oceano, per la prima volta. Non sono di parte, sono solo di cuore, e Susanna ha un cuore che mi piace tantissimo. Disilluso. Ma nello stesso tempo in grado di essere libero. Privo di ogni tipo di paura. Coraggioso. E soprattutto fiducioso. Colmo di ricordi, che a volte riempiono i vuoti e altre aprono voragini.
E questo cuore, sa parlare, sa scrivere, si mostra anche dall’ansia che lo contraddistingue.
Susanna soffre di ansia, ma coglie l’occasione per far presente a tutti, senza dilungarsi troppo quanto sia importante, essere consapevoli del proprio dolore, e viverlo a pieno, perché esso, oltre alla cose che fanno bene è anche un importante lezione di vita. Susanna, ha un dono ed è quello di farti apprezzare anche la parte più scura e buia della vita, e lo fa accarezzandola, con immenso coraggio.
Susanna racconta dell’amore, del dolore, della rinascita, e di quei momenti dove la vita anche se ti sembra ostica a volte riserva pure delle belle sorprese.
Anche quando sembra tutto spegnarsi, anche quando la musica finisce, vi prego, continuate a ballare. Mal che vada inciamperete, ma ci sarà sempre qualcuno pronto a tendervi la mano. Ed è questo il messaggio che vuole passare questo libro, proprio “a chi ha paura di esser preso per mano”.
                                            


                                            RECENSIONE

“Mamma, da grande vorrei essere come te”
Caterina, pag 62
Queste parole, sono una frase cardine, secondo me di questo libro. Sono contenute nel capitolo di Caterina, che è la mamma di Livia. E’ una frase che sento parecchio mia, da sempre. Anche se tolta dal tipo di contesto in cui viene introdotta. E’ una frase impegnativa, proprio per questo. Perché la mamma di Livia, soffre, sta male, sta combattendo con un mostro che le sta divorando l’allegria, la voglia e persino il rapporti con i propri cari, e con Livia e questa frase è uno spunto di riflessione importantissimo dal mio punto di vista. “Essere come te” essere come la mamma, per noi, figlie, è uno dei desideri più grandi. Almeno lo è stato per me. Da quando ero una bimba sino ad ora. Ad ora che è quasi difficile da spiegare, ma mi sono accorta che mamma non è invincibile e non è immune dalla vita. Non è immune dal pianto, dalle crisi e dalla depressione. Forse vorrei essere come mamma soprattutto quando è felice, ma io lo vorrei essere anche quando a triste perché magari se piangiamo insieme, e ci stringiamo forte forse andrà meglio.
“La senti la musica?” “Credo di si!” “Bene cerca di non dimenticarla. Pensa a queste note quando ti sembrerà che non ne valga la pena. Ne vale sempre la pena”
Paolo, l’amico libraio di Livia, pag 83
Una delle cose che più mi ha curato è stata la musica. Ed io ho preso questa frase alla lettera. Nel senso che “ogni volta che sento della musica, io davvero sono certa che ne valga la pena”. Ci credo proprio. Penso sia fondamentale, trovare degli appigli, delle valvole di sfogo, o qualcuno che comprenda quanto è difficile vivere determinate situazioni e se non lo si trova, sapete che vi consiglio? Ascoltate una canzone. Una qualunque. Prendete una radio, ascoltate a random delle parole. Può essere che vi facciano piangere, può essere che vi facciano ridere, ma vi aiuteranno a capire tre cose essenzialmente, la prima è che avete delle emozioni, la seconda è che siete comunque vivi e la terza è che non si deve mai perdere il coraggio di ballarci sopra al mondo.
“Ad amare s’impara in due” ma non è mica detto. Io quale sia il valore da dare alle persone l’ho capito così, con un posto vuoto accanto.”
Sempre d’amore si tratta
Sono convinta che per fare una recensione serva essere imparziali, ma io in questo punto non riesco ad essere solamente oggettiva. A dire solo: “Mi ha colpito perché….” Sentirmi sola nella mia vita è una costante, e credetemi, non è questione di decidere cosa o chi avere accanto, è questione di essere esattamente come si è. Non mi sono mai ritenuta amica fino in fondo di qualcuno da avere il coraggio di dire “Tu non mi fai sentire sola!”. Non credo di averlo detto neppure in amore, perché in realtà io mi ci sento spesso. A volte mi piace, altre ancora mi sfinisce, altre ancora mi rende incredibilmente forte, e mille altre mi rende molto più fragile e angosciata di quello che sono ogni giorno. Ed è per questo che non credo sia verità che per amare bisogna per forza essere in due, io credo che ad amare ci voglia davvero tanto coraggio. Che spesso quel posto vuoto accanto te lo senti addosso anche con una persona a cui tieni al tuo fianco, forse perché quel vuoto, che si ha detro fa un po’ parte di tutti noi, e allora come dice Pezzali, tanto vale conviverci. L’amore è –anche- mancanza, è anche dolore, è anche solitudine. A volte è soprattutto pianto, e l’altra persona non può o non vuole consolarci.
Questo perché anche le lacrime a volte diventano pesanti. Ma non date mai l’amore per scontato. Abbiate coraggio di soffrire. E amate per amare, non tanto per essere amati.
“Avrei voluto dirle, rimani qui perché quando la mamma piange, io non so che pesci prendere e mi viene voglia di nascondermi sotto il letto come quando ero piccolo e il buio mi faceva paura. Rimani qui perché sei l’unica persona al mondo con la quale io possa parlare”
Edoardo, il papà di Livia; pag 51
Il papà di Livia mi ricorda tanto il mio. Non è semplice stare vicino a chi soffre di depressione. Soprattutto se la persona che hai al fianco, e che ami da una vita era ed è sempre stata una persona combattiva e con una forza non indifferente. La cosa che rende bella questa storia è la personificazione di ogni tipo di emozione. Susanna ha creato un personaggio per ogni stato d’animo. Ed io in Edoardo ci vedo il coraggio, la paura, a volte pure la disperazione di mio padre. Il mio papà che quando mamma non vuole alzarsi dal letto le si siede accanto in silenzio e le tiene la mano. Mio padre che ogni volta la sprona e la fa coraggio, che la ascolta, nonostante il caratteraccio che la contraddistingue. Papà che fa su e giù per ospedali e tiene a bada sia casa, che me e mi fratello. Mio padre che mi dà il coraggio necessario per essere una figlia migliore guardandomi negli occhi e supplicandomi di non piangere. Anche se a volte, di nascosto l’ho visto fare a lui. Ma poi bacia la fronte di mamma e sorride.
Questo libro mi ha insegnato che in fondo, qualcuno che può comprendere esiste davvero. Che non sono sola, che si, il dolore sentito, percepito non è altro che un un dettaglio da non dimenticare. Abbiate cura dei ricordi, abbiate cura del cuore. E State vicino anche ai vostri papà.


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“E allora perché piangi?”
(…) Piango perché non so se dentro di me ci sia mai spazio per una persona che non sia la mia mamma, lei si prende tutto, tutto quello che ho. Non lo fa mica di proposito, ma mi occupa tutto il cuore. (…) Ho paura di doverle dare tutto l’amore che ho da parte. Piango perché non sono sicura che le basterà.
Bianca, la migliore amica di Livia, pag 47
Molte volte mi sento dire, “Piangi sempre!”. E forse, forse, nel profondo un buon motivo per farlo ce l’ho. Il problema è che non so se basta, non so serva, ma io qualche volta l’abbraccio di mamma lo cerco un po’ ovunque. Anche negli occhi altrui. Soprattutto nei suoi, che vuoi che sia una coincidenza sono azzurri proprio come quelli di lei.
L’ ho vista farsi forza. Quando ho bussato per dirle che l’orario delle visite stava per scadere, l’ho trovata sdraiata accanto a sua madre. Con un braccio le cingeva la vita, quasi a non volerla lasciare andare e aveva la testa poggiata al suo cuore.
Enrica, l’infermiera della mamma di Livia, pag 70
Questo libro mi ha insegnato che soffrire fa parte del gioco, che si è soli ma relativamente, che ti possono salvare tante cose, che esiste sempre una speranza, che ci sono i bambini, che ci sono gli abbracci, che non si sfugge all’amore, e neppure ai sorrisi. Che qualcuno, o qualcosa ti può stravolgere la giornata, un istante o tutta la vita con un gesto semplice. Questo libro mi ha insegnato che i sogni ritornano, e che chi piange ha una buona dose di coraggio (e d’amore) da dare.



“Certe tristezze non si possono curare, perché semplicemente non sono malattie. Ci scorrono nel sangue, ci bruciano la pelle, ci affaticano, ma non possono distruggerci. Non finchè sentiamo ancora qualcosa per cui valga la pena lottare: un idea, un sogno una speranza magari un sorriso.
Camilla non ha paura di sorridere.”

Grazie Susanna.




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Grazie del cuore grande che hai. Grazie per avermi compreso, senza saperlo.
Ti voglio bene.
Alessia.
(e non sono la sola)

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